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Buche

In questi giorni ci sono state abbondanti piogge, come se un capo pellirossa avesse deciso di aprire una scuola di ballo e avesse cominciato ad insegnare proprio la danza della pioggia. L’abbondante quantità d’acqua ha portato il cemento del manto stradale a sciogliersi come nemmeno un plasmon puciato nel latte caldo. Oppure un’ipotesi potrebbe essere che la pavimentazione comunale sia fatta di Oro Saiwa, manco fossimo nella fiaba di Hansel e Gretel.

Fatto sta che la Fiat ora sta festeggiando giacché vive dei miei vari cambi di ammortizzatori, avendo il sottoscritto il superpotere di acchiappare qualsiasi buca gli si presenti davanti, ma questa è praticamente impossibile non prenderla per chiunque. Bisognerebbe avere delle macchine geneticamente modificate con il DNA dei canguri. Una strada che per altro è stata rifatta a luglio ex novo. Un’operazione di chirurgia plastica stradale che è costata denaro ore di imbottigliamento nel traffico per parecchi residenti e non solo.

Qualcuno dell’amministrazione comunale potrebbe averci rimesso le penne per le bestemmie mandate. Eppure meritate fino all’ultimo a quanto pare. Avete voi delle buche così profonde? Nemmeno voi sapete se quella che si è aperta è la nuova piscina comunale o se semplicemente  quella voragine è sintomo del fatto che presto sarete risucchiati negli inferi, sprofondando con tutta la vostra auto? Se  la risposta è sì, scrivete (magari allegando una foto) e fatemi sapere qual è il vostro rapporto con i vari fossi del manto stradale delle vie, che vi trovate a frequentare.

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Professionisti del bidone

È sabato. Vi è presa la stizza perché

  • piove, son metereopata che ci posso fa;
  • devo fare gli esami, sto per suicidarmi succhiando l’inchiostro dei miei evidenziatori;
  • mi hanno lasciato a fare la guardia al cane di casa e chi fa la guardia a me?
  • la vicina al piano di sopra continua a menare le molliche della tovaglia sul balcone che poi devo pulire;
  • mi hanno beccato senza cintura e mi han fatto la multa, siccome era un carabiniere la cintura che non avevo era quella dei jeans;
  • mi si è scolorita la tintura, mi è colato il colore sulla fronte mentre dicevo al mio capo degli ultimi ritardi sul progetto…

    se proprio volete sparire dal mondo e dovete bidonare l’amica che vi ha prenotato l’uscita tre mesi fa, fate riferimento a dei professionisti!

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    Natale vuol dire…

    Mi sono ripromesso di scrivere al signor Garzanti, che bisogna aggiungere un paio di sinonimi al Natale. Quali? Io ne propongo tre, per gli altri fate voi.

    Natale vuol dire parenti. Essì perché a Natale puoi. A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai. Un’attività da riservare a periodi in cui tutti sono buoni è decisamente quella di andare a fare visita ai soliti amici e parenti, che in questo periodo si rispolverano. Un po’ come andarsi a fare la visita di rodaggio dal dentista, ma almeno dopo hai i denti più bianchi. E per la magia del Natale subito ti ritrovi con un bell’interrogatorio in puro stile Parry Mason sul banco degli imputati, dove ti vengono poste le solite domande sulle solite tematiche: amore, lavoro/studio, salute. Generalmente è il momento in cui tutta la famiglia o gli amici concentrano la maggiore attenzione. I riflettori sono tutti puntati e cominci tuo malgrado a rispondere, glissando, quando si può.

    Parente: Allora, come va con la tua dolce metà?
    Tu: Ehm, veramente abbiamo rotto una settimana fa circa. Non ha mai funzionato. Preferiva fingere attacchi di labirintite piuttosto che andare al cinema insieme.
    Parente: Oh. Allora lo studio come va?
    Tu: Ehm, veramente l’esame era di mille pagine, dopo essermi fatto l’ultima settimana di studio quasi da insonne, alla fine sono arrivato talmente stressato che il professore, dopo la prima domanda, mi ha dovuto iniettare un ansiolitico perché dal panico non mi ricordavo praticamente niente.
    Parente: Ah. E le emorroidi?
    . . .

    Natale vuol dire brufolo. È come le stelle cadenti a san Lorenzo o le sindromi pre-mestruali delle vostre rispettive sorelle. Ci sono dei momenti in cui ciclicamente queste situazioni si ripresentano. A Natale non si può fare a meno di ingurgitare indiscriminatamente tutto quello di cui ci si è privati durante l’anno. A cominciare dal fatto che ci sono un cenone e due pranzi, le cui quantità, almeno da me così si usa fare, potrebbero sfamare il Congo. E io personalmente, insieme ad amici, dopo abbuffate simili, mi sono ritrovato, insieme ad altre persone a banchettare all’una e mezza di notte con salsiccia e friarielli per il languorino che ci era venuto. Non è normale. Ma soprattutto quali sono i risultati di tutto questo? Un grosso pulsante nemico della bellezza facciale: un brufolo sul naso. Ma come? Ma perché? Proprio di questi periodi in cui sarebbe bello sbattere in faccia a tutti quella bella forma tanto faticata e sudata. Maledette siano le tre Marie e il loro panettone.

    Natale vuol dire regali. Sarà stupido e scocciante per qualcuno ma fare e ricevere regali è la cosa più bella e gratificante dell’anno. Certo, conta lo spirito con cui li si fanno e li si ricevono. L’importante è sempre far conto di pensare alla persona che la strenna se la deve tenere. Non importa certo spendere cifre assurde, sciocchezze possono essere davvero molto gradite.

    Un esempio? Il mio parentado mi ha regalato un bellissimo cuscino da collegare al mio lettore mp3 in modo da poter ascoltare le mie ninne nanne preferite per addormentarmi. Poi insomma se la persona è proprio importante e il regalo un po’ impegnativo ci scappa e allora… io ho ricevuto uno stupendo ciondolo, adattissimo alle mie attitudini.

    E se poi è stato un anno un po’ difficile da affrontare e ci si vuole premiare, allora per una gratificazione extra ecco cosa ho pensato di regalare a me stesso.

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    Mai più in serie

    La vita del blogger non è sempre semplice. Non basta dello spazio bianco e qualche frasetta per mettere su un blog. Proprio no. Bisogna, esattamente come nella vita reale o in Second life, se più vi piace, intessere numerose relazioni per poter interagire con potenziali fruitori dei propri contenuti. Commenta un po’ lì, abbonati qua, leggiucchia laggiù, insomma è un vero e proprio lavoro mai più finito.

    Ma soprattutto non è semplice acchiappare blog che sono effettivamente interessanti da leggere e frequentare con una certa assiduità. Proprio come accade per un libro, così tra lettore e contenuti ci deve essere dell’alchimia altrimenti non se ne fa nulla. Il libro deve rispecchiare i gusti del proprio lettore, andare incontro alle sue necessità, appassionarlo, tenerlo stretto a sé e quindi stupirlo, spiazzarlo, lasciare che rimanga senza fiato quando si sta per voltare pagina e si è in attesa di conoscere il seguito. Certo meglio se il libro magari è rifinito bene, magari è in pelle e ha quel buon odore di carta stampata che sa di letteratura di qualità.

    E così, proprio come quando passeggiando tra gli scaffali de La Feltrinelli, arranchiamo e cerchiamo di barcamenarci in quella tempesta perfetta di libri in attesa che il tomo perfetto appaia, così accade per questo genere così particolare di scrittura, se vogliamo molto spesso conformista e rigidamente attaccata a certi canoni, ma che sovente sa anche essere anarchica, libertina, indipendente ed innovativa. L’incontro avviene per caso, inaspettato, d’improvviso ti trovi a leggere cose che credi siano solo tue e giacciono nella tua mente e nella tua soltanto, invece sono lì scritte in quelle pagine digitali, che qualcuno ha riempito. L’amore da un incontro casuale è sbocciato.

    Lì capisci che in quel piccolo angoletto forse c’è qualcosa che puoi apprendere, far tuo e migliorare. E tu prendi, rielabori e rimetti a disposizione perché nel profondo realizzi che questo è il passaggio fondamentale per relazionarti, dare forma, spessore e carattere ad un pensiero che è tuo, ma non tuo soltanto, perché compreso all’interno di una coscienza che è comune a tanti altri. Un blog che poi diventa talmente maturo da ispirare altri a far lo stesso, da permettere che altri piccoli riescano a crescere e a farcela in un mondo dove tutto è oramai in serie: confezionamento del latte, imbiancatura delle auto, il pensiero.

    Per favore allora, commenta, lasciando l’indirizzo del tuo blog.

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    Telefonicamente #1

    Parlando con Bobbìn:

    Bobbìn: Io sono una persona onesta, non è proprio da me fingere. Non posso poi fingere con me stessa.

    Io: Davvero? Eppure avrei giurato che nel dedicarti al fai da te delle volte fingi gli orgasmi.

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