Intolleranze #4: cinque fastidiosi ronzii estivi
Le vacanze sono arrivate e anche finite a questo punto. Si dice che si va in vacanza per riposarsi. Mica vero! Prendere parte alle millemila attività della giornata richiede davvero impegno: un tuffino acrobatico al mattino, un’escursione dopo pranzo, una partita a beach volley, l’ultimo bagno prima che cali il sole e poi, certo, la movida notturna. Svagarsi sì, riposarsi manco a dirlo. Se tutto fosse perfetto saremmo stanchi, ma contenti, invece ci sono delle cose che tendono a far andare storto anche il meritato divertimento. Eccone cinque.
Costumi con la zip. Oramai i costumi li producono in tutti i modi, di tutti i colori, di tutte le taglie e sempre più simili ai capi invernali. Solo che ci puoi fare il bagno. Vorrei solo conoscere il genio che, però, ha pensato di mettere la chiusura lampo a questo formidabile capo estivo. Eggià perché in vacanza chi penserebbe ad abbottonare lì, infiocchettare di là… e ancora alzare la cerniera. Troppe serrature e decisamente troppa fatica. Il rischio è chiaramente quello di passare per tutto il vicinato con la bottega aperta. E non è bello mostrare la mercanzia, mentre tutti gli altri negozi sono chiusi.
Conversazioni di gabinetto. Non parliamo certo di capi di Stato e non ci riferiamo a chi va in villeggiatura magari in appartamenti o condomini. Pensate a chi trascorre la vacanza in comunità, come i puffi ad esempio i campeggiatori sono così. Certo non parlo di quel colorito blu decisamente poco sano, ma dello spirito di condivisione, che li contraddistingue. Una buona parte delle cose è in comune: campi di bocce, lavatrici, vicinato rompiballe e chiaramente i servizi igienici. Andare in bagno in comitiva non è generalmente una bella idea. C’è magari chi è più disinvolto, ma per buona parte delle persone si tratta di un momento privato. Da tenere per sé. Tuttavia, specie nelle ore di punta, in questi bagni hanno luogo sovente discussioni impensabili. Nemmeno i campeggiatori fossero stati invitati al té delle cinque della Regina Elisabetta. Gli argomenti sono i più disparati e vanno dalla colazione di tre giorni prima, alla partita di calcio della sera al colore del prossimo tatuaggio da fare dietro la nuca. A questo punto si potrebbero organizzare dei Popò party e invece delle birre si possono buttare giù bevande lassative, stuzzichini alla crusca e chiaramente niente sedie, solo gabinetti e come ospite d’onore Alessia Marcuzzi.
Agilità del cotechino. A quella non si sfugge. Tra tanti che vogliono giocare e ce la mettono tutta per mandare diritta quella palla dispettosa che testarda continua a fare curve, c’è chi proprio non si sforza. Se la palla non arriva sulla testa, tutti fermi ad osservare gli effetti della gravità sugli oggetti. Con quello sguardo da pesci lessi forse ci si aspetta un finale differente, che magari la palla cominci a fluttuare e a scrivere nel cielo muovi il culo! invece no, il piano viene rispettato e si sente il tonfo finale. E ogni due palleggi si ricomincia.
Il pianeta delle scimmie. I bambini possono essere delle creaturine dolci e gentili. Dopo averli opportunamente medicati. Le vacanze possono avere come tormentone estivo le urla di una bambina, che sembra stia per essere scuoiata viva come una mucca in procinto di diventare hamburger. E la situazione peggiora quando la madre diviene preda di isteria per la prolungata ed ininterrotta esposizione alle onde sonore della propria prole. Aggiungiamo poi il frastuono dei trapani provenienti da piazzole di campeggiatori in aree circostanti, il rumore della lavatrice che assomiglia sempre di più a quella della metropolitana proprio nell’ora di silenzio del campeggio appropriatamente pensata per la siesta pomeridiana, allora si arriva al delirio. I bambini da bravi primati si arrampicano sulle palme, lanciando le noci di cocco ai genitori, dal neurone lento e dal girino veloce, rivendicando a più e più decibel il diritto a restare svegli il pomeriggio; i genitori che scimmescamente rispondono, cercando di prendere a mazzate quello spreco inutile d’ossigeno che chiamano figli. Magari con un safari c’è il rischio che si riesca ad avere un po’ di silenzio.
Il tributo a Giovanna d’Arco e la simbologia fallica freudiana. Più è grosso e più è bello. Ed è anche bollente, il che maggiora la sua attrattiva. Il falò è il must dell’estate come il bagno a ferragosto, il muscolo sotto la cannottiera, la tintarella color Nesquik alla Carlo Conti, che perdura fino a febbraio. Giovani uomini e giovani donne ne sono fatalmente attratti. Sarà perché ricorda una eroina medioevale? Sarà perché viene associato all’organo maschile che più grande è e meglio è? Chissà. È solo che il fuoco del falò viene acceso molto prima che giunga la sera, a partire dalla raccolta della legna. Alle cinque del pomeriggio c’è l’adunata e ti pare di stare cuocendo al vapore, poi c’è la scelta del posto più adatto su cui piantare il palo e anche lì scintille, idee discordanti sugli approvvigionamenti, dove e come piazzare la musica. Insomma arrivati a sera ti vien voglia sostituirsi al palo e di farsi dare fuoco.
Avete sperimentato altri generi di intolleranze estive? Fiato alle trombe, aspetto i vostri commenti!
