22 luglio, 2012 0

Dieci fatti random… sulla cucina giapponese

scritto da e archiviato in Di tutto un po', Dieci fatti random

Sono ormai 10 anni che consumo abitualmente riso e pesce dentro i ristoranti giapponesi sparsi per tutta la nazione e per il mondo (nel 2009 sono stato anche in Giappone, testando per voi i più svariati piatti), ma ancora oggi sento parlare o i curiosi che non amano testare nuovi gusti, o i fedelissimi della pasta al sugo di mamma di fatti che non riguardano nemmeno da vicino la tradizione culinaria del Sol Levante. Andarci ogni settimana poi non giustifica che quelle bacchette debbano essere strozzate o incrociate fra le vostre dita, o ancora peggio, lasciate al lato del tavolo perché si fa prima con la forchetta.

L’esperienza da sushi, sashimi ed oltre secondo me dovrebbe contemplare l’immedesimarsi con la stessa cultura cui si va incontro. Cerchiamo di non essere sempre italiani, non facciamoci riconoscere e proviamo ad assorbire qualcosa che non fa parte del nostro abitudinario.

Sapevate ad esempio che:

  1. Sulle nostre tavole il pesce che arriva non sempre è quello del Mediterraneo. In qualità di mare culla della civiltà, da sempre soggetto alla pesca, il Mare Nostrum dei romani soddisfa il fabbisogno ittico solo per cinque mesi all’anno. Per sopperire a questa mancanza le importazioni dal Pacifico non mancano; non è difficile quindi che noi e Giapponesi mangiamo le stesse identiche cose.

  2. Senza voler ferire qualche devoto animalista che vegetariano non è, ma si rifiuta di entrare in un ristorante giapponese perché ti rifilano la carne di balena, questa l’ho sentita con le mie orecchie, credo sia necessario chiarire il punto. A parte che anche i norvegesi e gli islandesi consumano quel tipo di carne ma ehi, loro hanno la democrazia, i pari diritti e sono biondi, quindi perfetti, in Italia credo non ci sia un solo ristoratore che penserebbe mai di vendervi un pezzo del vostro cetaceo preferito. Estinzione? Facciamo tutti un po’ pena come esseri umani, anche i Giapponesi hanno i loro punti deboli.

  3. Non vedrete mai in nessun menù il pesce palla, per lo stesso motivo del punto 2. È qualcosa di estremamente tipico e molto difficile da preparare; servono anni di studio per imparare a togliere tutte le spine e l’annesso, pericolosissimo veleno. Al termine di questo percorso accademico, il cuoco ottiene una qualifica che gli permette di servire le pericolose pietanze a base di questo pesce. Molti barboni hanno fatto una brutta fine rovistando fra gli scarti dei ristoranti, ignari di essersi aggiudicati il loro ultimo pasto.

  4. Non mi stancherò mai di insegnare come tenere in mano le bacchette (hashi); quella inferiore è ferma nello spazio fra il pollice e l’indice della propria mano, quella superiore è stretta fra le stesse dita e si muove, permettendo così di incastrare il cibo fra le punte dei due bastoncini. Nel galateo giapponese, la ciotola di riso se non sbaglio può essere alzata da tavola per aiutarsi, mentre in Corea del sud questo gesto denota maleducazione del commensale.

  5. La preparazione del riso prevede prima di tutto una qualità particolare di chicco, già povero di amido che perderà del tutto durante la lavorazione, insieme ad una serie di procedimenti che portano a schiacciare al lato di un grande recipiente tutta la massa che si viene a creare; quello stato di compattezza lo renderà malleabile al punto di essere servito nei modi più disparati.

  6. Uno dei miei piatti preferiti che in Giappone è spesso specialità o unico piatto della casa, è il Katsudon (e non ridete no, ma soprattutto non siate maliziosi), una scodella di riso (don o donburi che dir si voglia) accompagnata da una cotoletta di maiale (tonkatsu) sulla quale viene cotto un uovo. Qui in Italia non sono ancora riuscito a trovare qualcuno che potesse eguagliare quelli che ho mangiato in loco, ma suppongo che il discorso che noi facciamo per la pizza debba valere anche per le specialità altrui.

  7. La parola nigiri si pronuncia con il ghi e non così com’è scritta (e questo è solo un esempio). Mi sanguinano le orecchie quando devo ordinare e dagli altri tavoli le pronunce delle parole vengono modificate. Credo che imparare queste piccole cose significhi davvero poter stare in mezzo alle altre persone, senza sembrare delle bertucce fuori dalla gabbia.

  8. Una delle scuse più comuni per evitare di andare a mangiare sushi che ho sentito è costa troppo. Niente di più falso! Basta cercare nella propria città per trovare quelle comodissime formule con all you can eat. A prezzi modici potrete strafogarvi senza ritegno e soddisfare la vostra passione per tutti quei deliziosi piatti colorati o per i vassoi di legno rialzati. Ho visto tanti film sì, ma ho girato abbastanza per dire che il cattivo gusto spesso e volentieri si spreca.

  9. Mi pare di ricordare di aver letto che sul fondo della ciotola, è sempre bene lasciare dei chicchi di riso. D’altra parte, credo sia davvero difficile ripulirne una al punto di farla brillare, forse con la lingua retrattile del camaleonte questo problema potrebbe essere superato.

  10. Se ordinate più di quello che sapete riuscirete a mangiare, non chiedete al vostro amico dall’appetito robusto che so, uno come me per esempio di finire quello che voi non volete più. Io non riesco a buttare via nulla e finisce sempre che esco rotolando manco fossi un piccolo maki con il salmone e l’avocado.

E con questa direi di chiudere, perché non so voi ma io stasera una capatina al ristorante credo di farla. Itadakimasu!

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